Dopo le speranze del Neorealismo…
Dalle aspettative della Resistenza alla realtà della Ricostruzione e del Boom economico, secondo P.P. Pasolini e L. Bianciardi.
Il Neorealismo si sviluppa sostanzialmente tra il 1943 e il 1953.
Brevi cenni riassuntivi (non una lezione di storia)
25 luglio 1943. il Gran Consiglio del fascismo approva l’ordine del giorno Grandi contro Mussolini, che presenta le sue dimissioni al Re e viene destituito e arrestato. Con il 25 luglio crolla il Regime fascista.
8 settembre 1943. Nel frattempo gli angloamericani erano sbarcati in Sicilia e si aprono le trattative per l’armistizio che viene firmato a Cassibile il 3 settembre e reso pubblico l’8 settembre.
Poi i fatti diventano concitati: i tedeschi occupano militarmente l’Italia del Centro e del Nord; viene costituita la Repubblica Sociale Italiana (la Repubblica di Salò) e si sviluppa la Resistenza.
25 aprile 1945. Finalmente si arriva alla Liberazione (il 25 aprile 1945) e alla fine della guerra.
In questo periodo in cui si assiste alla catastrofe prodotta dalla guerra, si comincia a pensare alla ricostruzione del Paese, e a sognare un Paese molto diverso da quello conosciuto, basato sui principi di libertà e giustizia sociale.
Ovviamente bisogna tenere conto delle diversità tra i partiti politici (più o meno progressisti, più o meno conservatori) ma il clima generale è quello della partecipazione e collaborazione (è il periodo del CLN).
2 giugno 1946. Referendum istituzionale; elezioni per l’Assemblea Costituente.
Dopo i primi governi del CNL, i comunisti vengono estromessi dal governo, ma continua l’attività della Costituente.
1 gennaio 1948. Entra il vigore la Costituzione repubblicana.
18 aprile 1948. Elezioni politiche; la Democrazia Cristiana vince contro il Fronte Democratico Popolare.
1953. Elezioni politiche vinte dalla DC; siamo nell’età del “centrismo”, fino al 1963, quando nasce il primo governo di centrosinistra (contesto internazionale favorevole (Kennedy, Giovanni XXIII, Kruscev)
Nel secondo dopoguerra in Italia si svolge la vera “Rivoluzione industriale”, che stabilisce un punto di non ritorno.
Il Neorealismo si inserisce in questo contesto di “ricostruzione del Paese” dopo i disastri della guerra; gli intellettuali pensano di non avere il diritto di disinteressarsi, ma di doversi compromettere, di doversi sporcare le mani portando il loro contributo; molte sono le aspettative economiche, sociali e culturali.
Ma come viene ricostruita l’Italia? Vengono rispettate le aspettative e le attese del popolo e degli intellettuali?
Dopo le illusioni, si apre un’età della disillusione.
Pierpaolo Pasolini e Luciano Bianciardi sono, per aspetti diversi e talvolta contrastanti, due tra le voci più lucide e critiche.
Non fanno parte del nostro programma scolastico, ma è interessante vedere come va a finire.
Prima Pasolini, con alcune scene tratte dal film “La Ricotta”, del 1963.
Il film si svolge sul set di un film sulla passione di Cristo, il cui regista è Orson Welles. Vi sono piani diversi del racconto, bene rappresentati dall’uso del colore e della colonna sonora: dissacrante e profana, quando vi sono le scene a colori tratte dall’iconografia tradizionale (Pontormo e Rosso Fiorentino), e basata sulla musica sacra nelle scene in bianco e nero in cui la passione di Cristo viene espressa metaforicamente dalla “passione terrena” di Stracci, il sottoproletario che interpreta la parte del “ladrone buono”.
Dopo una scorpacciata di ricotta (che sintetizza la fame atavica degli “ultimi”), tra le risa e i lazzi dei compagni, Stracci muore in croce, mentre si deve girare l’ultima scena del film, davanti al produttore. Illuminanti le parole conclusive del regista di fronte alla morte in croce di Stracci: “Povero Stracci, morire… era l’unico modo per dimostrarci che anche lui era vivo!”.
Ma per capire come Pasolini giudica l’Italia, riporto le scene dell’intervista fatta da un giornalista al regista del film sulla Passione, Orson Wells.
E adesso Luciano Bianciardi, con alcune scene del film”La vita agra” (regia di Carlo Lizzani e interpretato da Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli), tratto dal romanzo di Bianciardi “La vita agra”, del 1962.
Nel romanzo si racconta l’esperienza milanese di un intellettuale che giunge a Milano con lo scopo di vendicare – attraverso un atto terroristico che diventa una farsa – i minatori morti nell’esplosione di una miniera.
Questo intellettuale (Luciano Bianchi) finisce per diventare un creativo alla dipendenze della proprietà della miniera; interessante che quando Luciano Bianchi rivela a mo’ di gioco che voleva far saltare il grattacielo, il proprietario dice (più o meno, a memoria…): “Magari… Pensi che il palazzo è assicurato per il doppio del suo valore…”
La scena si riferisce alla società dei consumi, bene rappresentata dallo stile di vita nella Milano degli anni Sessanta.
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